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Enti ecclesiastici e ICI a Livorno
Mercoledì 14 Luglio 2010 08:08

Tra la fine di marzo e gli inizi di aprile di quest’anno i giornali locali, il Corriere di Livorno e il Tirreno, si sono occupati della controversia fra il Comune e due istituti cattolici della città gestiti da suore, a proposito del pagamento dell’ICI.

Ha iniziato il Corriere pubblicando l’accorato appello di un genitore a non far chiudere la scuola Santo Spirito, “oggetto di una richiesta di un pagamento così ingente (decine e decine di migliaia di euro) legato alla tassa ICI arretrata del 2004".  Hanno continuato i consiglieri PDL della circoscrizione 4, sottolineando "l'odio manifesto del Comune per tutto ciò che rappresenta la Chiesa Cattolica... e il comportamento arrogante e vessatorio". Il consigliere comunale Capuozzo, capogruppo UDC, in punta di diritto, con citazioni di leggi, commi e circolari si è detto sicuro delle ragioni delle suore. Il Tirreno poi ha ospitato una lunga e pacata replica del responsabile dell’ufficio entrate del Comune, Alessandro Parlanti, così pacata da sembrare una richiesta di perdono per aver osato chiedere soldi a un istituto religioso anziché un’affermazione di certezza del diritto.

Allora vediamo che cosa dice la norma in fatto di tributi ed esenzioni: l’esenzione dell’ICI è riconosciuta quando ricorrano contemporaneamente un requisito di carattere soggettivo (cioè che l’immobile sia utilizzato da un ente non commerciale quale appunto è l’istituto religioso Santo Spirito o che non abbia per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali), e uno oggettivo (cioè che l’immobile sia destinato esclusivamente a attività assistenziali, sanitarie, didattiche ecc.). L’ente ha l’onere della prova, se vuole ottenere l’esenzione dall’ICI, cioè deve perlomeno mostrare un bilancio annuale in cui attivo e passivo si eguaglino.

Da quanto emerge dalle dichiarazioni di Parlanti, i due istituti religiosi, pur invitati, non hanno portato prove documentali sufficienti, ma hanno accampato generiche motivazioni, (che fanno opere di bene, che offrono gratis il servizio educativo ad alcune famiglie, che la scuola è popolare, che accoglie alcuni handicappati, insomma che sono molto buoni e caritatevoli, cosa di cui non dubitiamo). Ma il bilancio? A quanto ammontano le rette? Quanti finanziamenti hanno da parte del Comune? A quanto ammonta l’utile e come viene impiegato? Infatti la circolare 26 gennaio 2009, N2 /DF del Ministero delle Finanze, articolo 6, lettera D, relativamente all’esonero ICI per gli enti religiosi, prescrive la pubblicità del bilancio e prescrive che l’attività non debba chiudere con un risultato superiore al pareggio economico o che eventuali avanzi di gestione siano reinvestiti totalmente nell’attività didattica. Tuttavia trovare nel Web o da qualche altra parte i bilanci degli istituti religiosi livornesi è un’impresa ardua.

Pagare le tasse è un dovere, chi ha diritto a sconti ed esoneri si attenga alla legge come tutti i cittadini che, nella dichiarazione dei redditi, giustificano le detrazioni fiscali con fatture e prove varie, e non dicendo che vogliono esoneri perché donano ai poveri e bisognosi.

In conclusione ci domandiamo perché ci sia pochissima trasparenza sui bilanci degli enti religiosi e perché siano tenuti così riservati. Domandiamo anche al responsabile dell’ufficio entrate del Comune come sia andata a finire la controversia. L’ICI, così prezioso per le entrate del Comune, è stato pagato o no dagli enti religiosi?

 

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